Considerato con il flauto traverso uno dei due «strumenti a fiato in grado di cantare», all’inizio del XVIII secolo l’oboe non conquistò solo un posto stabile nelle orchestre, ma entrò anche a far parte di molte formazioni cameristiche, che con il loro limitato organico strumentale costituivano l’accompagnamento ideale per la cantata da camera, un genere che in quel periodo ottenne un grandissimo successo in ogni parte d’Europa. In questo periodo l’oboe venne spesso chiamato a esibirsi con i cantanti come strumento obbligato, dando vita a un dialogo al tempo stesso brillante e poetico, come si può notare ascoltando le quattro opere di altrettanti celebri compositori italiani presentate in questo meraviglioso disco. L’amore costituì una inesauribile fonte di ispirazione per i grandi maestri del Barocco italiano, che seppero esprimerne in maniera magistrale anche le più piccole inflessioni in tutte le loro opere, raggiungendo spesso il vertice nella cantata da camera. Questo disco vede assoluti protagonisti l’ensemble di strumenti originali Epoca Barocca e Silvia Vajente, un giovane soprano italiano che si è già messa in grande evidenza per l’acceso temperamento con cui esegue i recitativi. Nelle cantate che la vedono affiancata dall’oboe la Vajente intesse con lo strumento dialoghi davvero appassionanti, che raggiungono il vertice nella incantevole Ti sento o Dio bendato di Antonio Lotti. Detto per inciso, la Vajente dimostra una particolare congenialità con l’oboe anche per il fatto di averlo studiato all’inizio della sua carriera musicale. Fin dalle prime battute della prima cantata, la Vajente saprà conquistarvi con la sua vocalità morbida e ricca di colori e con un fraseggio precisissimo ed estremamente espressivo. Il meglio del meglio dell’arte barocca!
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